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tra rugiada e condensa
nuvole grigie piangono
sui nostri corpi
che ebri di pioggia mai furono.
Per quell’ombrello
che dalla vita ci metteva in pausa:
tocco di vita fu per chi, come me,
figurava in sé Adamo che necessita
di Dio l’indice
Fulmini
tra piedi
miei e tuoi
che si guardano,
le ginocchia
che si affiancano,
gli ischi
si abbracciano,
i nostri gomiti
dapprima stabili,
cedono sotto la tempesta
data dalla tua pelle marchiata
che sfiora e preme la prima volta sulla mia,
segnata dal nulla.
Da quel momento,
l’istante eterno:
il silenzio.
Ogni goccia tramortiva sul profondo suolo scrosciando frastornatamente.
Goccia
dopo goccia
e ancora goccia
Eppure tutto tace,
ammutolisce
niente arriva ai miei sensi
se non il bisogno istantaneo di cercare,
di scovare
nei meandri del volto tuo
le labbra che mai avrei pensato
di desiderare
più della stessa fonte di vita,
che su di noi in quel momento precipitava.
E come quel bisogno primordiale che
la gola manda nel fuoco
e che fa vivere il corpo,
di te e con te mi abbeverai.
Mai fui più estasiato,
dal sapore
di labbra
come quella sera